Delitto di Usura

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La “mora” fa parte dell’interesse usurario. Lo dice una sentenza della Cassazione presieduta da Corrado Carnevale.

Anche gli interessi di "mora” entrano a far parte del calcolo del tasso usuraio. Lo stabilisce la sentenza 350 del 2013 della prima sezione civile della corte di cassazione (presieduta da Corrado Carnevale) che decideva una controversia tra una finanziaria e un povero Cristo che si era ritrovato a pagare interessi al di sopra del tasso usuraio di ben due punti per un mutuo immobiliare.

Cioè pagava il 10,5% per cento annuo contro il limite previsto dell’8,29%. Così come stabilito dal decreto ministeriale del 27 marzo 1998 che fissava in quella cifra il limite massimo dell’epoca. Limite che era stato sforato a causa dei tre punti di interesse di mora previsti dal contratto fatto firmare dalla finanziaria al cliente. E che secondo la sentenza firmata dal presidente della prima sezione civile della corte di cassazione Corrado Carnevale, entrano a pieno titolo nel calcolo da fare per stabilire se un interesse è usurario o meno. Il famigerato anatocismo

La sentenza, una delle più importanti scritte dal presidente Carnevale prima di andare in pensione, rimanda alla corte di appello di Napoli il ricalcolo della cifra da pagare (in lire, poi da tradursi in euro) da parte del contraente del prestito, considerando il rientro nei parametri non usurari del 1998, anno in cui il mutuo immobiliare fu contratto nel capoluogo partenopeo.


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